2 settimane fa

Emidio di Treviri

Cosa ce ne facciamo della conoscenza?A tre anni dai sismi sull’Appennino Centrale la situazione è drammatica in maniera auto-evidente.

Chi ci vive da queste parti la conosce bene. Chi non ci vive se ne accorge appena ci passa, dal silenzio delle valli, dal buio dei lampioni spenti, dagli odori che mancano. Una resa limpida ben più dell'ennesimo reportage fotografico, o di nuovi dati. (Che poi sarebbe bello un giorno avere quelli veri, ad ora in possesso di istituzioni pubbliche e imprese partecipate, che si rifiutano di metterli a disposizione della collettività.)

Eppure lo sport quasi obbligatorio nel post sisma sembra ancora quello di dover sudare per dimostrare al mondo fuori che la situazione è ferma, anzi marcia in direzione opposta: quella dello spopolamento e della presepizzazione. La tale lobby afferma che di questo passo «La ricostruzione finirà nel 2049», il tal giornalista ci ricorda che tutto è fermo, tale studio dice che lo spopolamento avanza a ritmi esorbitanti e via andando in un turbinio periodico di informazioni corroboranti il dramma sotto i nostri occhi.

Questo tipo di produzione di conoscenza è molto utile per chi è fuori dalla bolla appenninica: sui social, nei mass-media, nelle università etc. queste rappresentano informazioni importanti, che circolano in determinate nicchie culturali e sottogruppi politici, e aiutano queste a farsi un'idea di uno spicchio del dramma generale in cui siamo immersi.

Il problema è che contribuiscono poco o affatto al dibattito pubblico nei luoghi della montagna, da cui il dato, la notizia, la foto etc. vengono estrapolate.

Che la ricostruzione avrebbe avuto tempi apocalittici, che ampi settori produttivi sarebbero entrati in crisi, che lo spopolamento si sarebbe acuito etc. stava scritto nei report, negli studi di associazioni, gruppi e sindacati da tempo, da mentre succedevano. Veniva messo nero su bianco, infatti, mentre i dispositivi, che quei fenomeni li avrebbero accelerati se non prodotti ex-novo, si stavano implementando. Ad esempio: La CGIL-MC denunciava dall'inizio che il meccanismo dei subappalti avrebbe dato luogo a condizioni di lavoro infime e qualità del costruito peggiore. Certo è utile il servizio di tale “Striscia satirica” a denunciare lo scandalo dei pavimenti ammuffiti, ma lo è principalmente per quella opinione pubblica che vogliamo indignata, non perché chi ci vive abbia migliori condizioni abitative.

Provocherebbe sicuro scandalo se dicessimo che lo Stato eroga mensilmente XX mln di € a fondo perduto per l'autonoma sistemazione anche a chi non ne ha bisogno. Ma non avrebbe nessun impatto sulla vita di chi è incluso in un meccanismo che genera disuguaglianza. Più utile è stato, a parere nostro, partire da quell'analisi per proporre un piano per una più corretta redistribuzione delle risorse che potesse anche re-incentivare il ritorno.

Utile perché ha funzionato e le cose sono cambiate? Magari... “utile” perché nella discussione, nella definizione dell'agenda etc. la questione è diventata argomento per gli abitanti e quindi strumento di soggettivazione, identificando modi di utilizzare gli strumenti teorici dentro a contesti conflittuali o che si pretendono tali.

Crediamo che in questa sfumatura, tra la denuncia ex-post (che vuole produrre indignazione) e la contro-progettazione che muove dalla constatazione del conflitto, stia lo spazio dell'utilizzo della conoscenza per il riscatto, per il cambiamento.

Per questo, già un anno fa dopo aver chiuso l'unica ricerca sull'emergenza di questi terremoti nel libro "Sul fronte del sisma", il progetto di Emidio di Treviri ha scelto di non perseguire univocamente la strada della produzione analitica. Piuttosto, a partire da questa, muoversi verso traiettorie che hanno tentato di produrre diversi contro-piani. Li abbiamo chiamati gruppi di Ricerca-azione e sono stati impegnati (alcuni tuttora lo sono) a elaborare proposte che potessero rappresentare un punto di fuga verso cui proiettare quanto emerso dalle analisi sul campo. Hanno rappresentato una maniera per tentare di rispondere alla domanda: "e di tutte ste pagine di numeri, lettere e foto io, che me ne faccio?".

Forse niente, ma forse può rappresentare la base per stabilire un modo corretto di porsi le giuste domande, e andare incontro a risposte diverse da quelle già scritte.

Mimmo Perrotta, un compagno e ricercatore dell’Università di Bergamo, dice che è una forma di restituzione della ricerca. Con questo non vogliamo affermare di essere sicuri di praticarla come sarebbe necessario (altrimenti la realtà forse non farebbe schifo in maniera così “autoevidente”), quanto piuttosto che ci stiamo provando insieme allo sforzo di molti da queste parti.

Ps: Di binarietà, contro-progettazione e destituenza ne abbiamo parlato a lungo durante la Terza Scuola di Emidio di Treviri, di cui presto troverete il materiale nella sezione del sito dedicata.
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3 settimane fa

Emidio di Treviri

(non siamo stati molto social nel raccontare la scuola, ma...)

Volevamo dire grazie a Francesco e alla squadra cuochi per la compagnia culinaria, ad Anna per la passeggiata erbacea, a Guido e Frankie per le castagne, ad Alessandro, Giorgio, Laura, Rita, Lina, Marco, David e tutti gli altri per il contributo nei contenuti, a Leonardo, alle associazioni, ai comitati e a quelli stipati nell'assemblea pubblica per la voglia di cambiare, a Gianluca, Valesia, Antonio e a tutti gli altri per i canti e i suoni, ad Ale, Fernando, Giulia, Gabriele e a tutti gli altri che sono arrivati a Fornara per la partecipazione, a Marco e Donatella per la logistica, a Veronica, Niccolò, Chiara e gli altri per l'organizzazione della Terza Scuola di EdT, etc. etc.
Volevamo fare un video per ciascuno ma non sarebbero bastati i tre giorni della scuola. L'abbiamo fatto per L'assalto ai forni, ma vale per tutte voi.

Viva Emidio, Beato chi lotta!
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4 settimane fa

Emidio di Treviri

Perchè infierire?
Ce lo siamo chiesti di fronte a misure incomprensibili dell'emergenza, che hanno contribuito alla situazione che viviamo adesso.
Ce lo chiediamo con ancora più forza adesso - durante la non/ricostruzione - che certe assurdità stanno riscrivendo le sorti dei territori, nostro malgrado.
.
Siccome non siamo i soli a chiedercelo, stavolta la domanda ce la porremo con tutti quelli che hanno a cuore la sorte dei territori del cosiddetto cratere: le comunanze, i gruppi ambientalisti, i comitati di cittadini e di terremotati, le associazioni, gli attivisti etc.
Ci aiuteranno a chiarire la domanda professori, esperti di politiche europee e giornalisti.
.
S A B A T O 1 9 O T T O B R E A R Q U A T A
(.sala polifunzionale agorà - ore 18.30.)
.
Perchè la risposta possiamo ancora cambiarla.
.
con Mario Di Vito, Paolo Piacentini, Brigate di Solidarietà Attiva - Terremoto Centro Italia, Leonardo Animali - Terre in Moto Marche, Legambiente Ascoli Piceno - La Nuova Ecologia, No QuakeLab Center Vettore, Comitato Civico 3e36 e molti altri

*evento all'interno della Scuola #3 EdT
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1 mese fa

Emidio di Treviri

Venerdì 19 OTT: si comincia "in comunanza"
.
Alle 18.30 - Proiezione del film-documentario "Le Terre di Tutti" e discussione sulla comunanze agrarie e le proprietà collettive oggi.
.
alle 20 - Cena d'autunno della squadra cuochi di Fornara
.
incontro con la Comunanza Canora (AN) e a seguire festabballo con canti e balli della tradizione.
.
- con Appennino Doc- Fluvione Film Festival
#scuola3
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Il manifesto della Scuola #3 EdT.

a brevissimo il programma definitivo, state all'occhio
www.emidioditreviri.org/scuola3
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Nel cratere ormai, se non hai un progetto turistico di rilancio non ti fanno neanche partecipare ai bandi. Che poi, come dice Francesco - il cuoco delle scuole di EdT - "che li porti a vedè le macerie?"
.
Fatto sta, che tra i posti che restano accessibili nonostante le spinte a trasformarle in macchinette da soldi (per pochi) usando il paesaggio, c'è Fornara Il giglio: la struttura che ci ospita da tre anni, con un piede nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e lo sguardo sui Sibillini.
Chi la gestisce ci concede gli spazi a prezzi calmierati nonostante noi non raggiungiamo i numeri necessari per riempire gli spazi a disposizione.
.
Grazie anche a questi piccoli gesti, l'autorganizzazione si fa possibile senza i grandi finanziamenti.
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Un panificio ha scelto di sostenere la nostra Scuola #3 EdT. Ce l'ha chiesto la panificatrice in persona, proponendosi lei. Robe che scaldano il cuore, oltre che il pane che avrà modo di provare chi siederà alla nostra tavola.
.
L'assalto ai forni si trova al centro di Ascoli dove - come dicono lì - "ce vo lu resiste". Appena entrate, lasciandovi dietro la piazza e il duomo di Sant'Emidio, trovate appeso al muro un 'santino' gigante di Emidio di Treviri: non sarebbe potuto andare diversamente
.
#magnecelupà
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PREMIO MASSIMO DELL'ORSO 2019
.
Lanciamo un premio per la tesi sull'Appennino che cambia. Vogliamo costruire un archivio dei lavori scientifici sul post-sisma per organizzare la conoscenza dal basso.
.
E vogliamo dedicarlo alla memoria di Massimo Dell'Orso, che amava l'Appennino e ci ha lasciate un anno fa.
Scaricate dal sito i dettagli e diffondete la voce: c'è bisogno di tutte/i.
www.emidioditreviri.org/archivio-mdo/
.
.
.
con il contributo di Emidio di Treviri, Sociologia Unicam, Istituto Storico di Macerata, Brigate di Solidarietà Attiva - Terremoto Centro Italia e l'adesione di Terre in Moto Marche, Ecomuseo del MonteCeresa, CASA / Cosa Accade se Abitiamo - Frontignano, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la famiglia e gli amici di Massimo.
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(Perchè non c'è due senza tre,)
.
SCUOLA #3 di Emidio di Treviri
18-20 ottobre 2019 / Fornara
.
.
.
.
::: s a v e t h e d a t e :::
.
chi non viene è un forestale marchigiano
www.youtube.com/watch?v=7L2n067OkIw
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2 mesi fa

Emidio di Treviri

REDDITO DI CRATERE SUBITONelle province colpite dal terremoto 24978 nuclei familiari, percepiscono una media di 476 € mensili sotto forma di Reddito di Cittadinanza. La misura interessa direttamente 56741 persone tra Ascoli, Fermo, L’Aquila, Macerata, Perugia, Rieti e Teramo.





Una parte di queste risiede nell'area del cratere, e da stamattina (lunedì) sarà convocata presso i Centri per l’Impiego. Dovranno “ottemperare al Patto per il Lavoro” che hanno sottoscritto, accettando un’offerta di lavoro entro 100 chilometri di distanza dalla residenza.

Non per tutti è chiaro cosa significano 100 km nel cratere terremotato del centro-italia.

Facciamo l’esempio di Montemonaco? Potrebbero trovarvi lavoro a Orte (Viterbese) o a L’Aquila. In auto impieghereste 2 ore di curve ad andare e 2 a tornare, approssimando. Di Amatrice? Potrebbero convocarvi a Sora o Civitanova Marche. Sempre due ore.

Dovesse non essere risolutiva questa chiamata, la seconda estenderà il raggio a 250 chilometri, la terza nell'intero territorio italiano. Sempre sotto minaccia: accettare o perdere il sussidio. Stando così le cose, il Reddito assomiglia più a un dispositivo per lo spopolamento, finanziato con denaro pubblico, che un sostegno a chi ha meno.

Da due anni gridiamo la necessità di un reddito universale di cratere, che faccia convergere in un unico contenitore i fondi del Reddito di Cittadinanza e dei CAS (effimera.org/dal-contributo-al-reddito-superamento-della-gestione-iniqua-dei-fondi-post-disastro-emidio-treviri/).

Le risorse ci sono, basterebbe semplificare e accorpare.

Il Contributo di Autonoma Sistemazione, che ancora dopo tre anni viene erogato a pioggia a 38.060 persone (agosto, 2019). Si tratta di un sostegno al reddito, mascherato: ne è cosciente perfino l’avvocatura dello Stato che, nel ricorso contro la Protezione Civile della Regione Marche, ha dato ragione alla prima sostenendo che si tratta di uno strumento fondamentale per la sopravvivenza delle «persone bisognose». Per molti altri il CAS è un surplus bello e buono, è inutile nasconderlo. Quando non addirittura improprio, basti pensare ai molti che avevano le case intestate ma che vivono da anni lontano da qui, se non all'estero. E allora perché a distanza di tre anni, non ripensarlo invece che continuare a sperperare risorse pubbliche a fondo perduto?

Il reddito di cittadinanza, che dovrebbe essere assorbito nella nuova misura e svincolato dal raggio chilometrico. Gli step possono trasformarsi: piuttosto che basati sul meccanismo premiale/punitivo della distanza, potrebbero fondarsi sull'utilità sociale per il territorio. I comuni del cratere che necessitano di lavoratori in attività (ecologicamente e socialmente) preziose per il territorio potrebbero attingere da lì. Soldi pubblici che restano sui territori fragili. Non che alimentano la capacità di consumo dei disoccupati, in attesa del trasferimento della manodopera.

Dopo la proposta di emendamento presentata ormai un anno fa e rimasta nel cassetto, dopo che i comitati l’hanno inserita nella propria piattaforma, ora è necessario che tutti quelli impegnati in questo tragico post-sisma rinnovino con forza la richiesta di uno strumento nuovo. Uno strumento che accorpi le misure di sostegno economico, che le vincoli alla condizione di necessità delle famiglie e che sia da incentivo al ritorno invece che allo spopolamento.

Le risorse ci sono già: re-distribuiamole intelligentemente per ripopolare le nostre montagne.
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Parlano -anche- di noi sul Left di questa settimana, che dedica molte pagine del numero al post/sisma

#thedayafter
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2 settimane fa

Emidio di Treviri

Cosa ce ne facciamo della conoscenza?A tre anni dai sismi sull’Appennino Centrale la situazione è drammatica in maniera auto-evidente.

Chi ci vive da queste parti la conosce bene. Chi non ci vive se ne accorge appena ci passa, dal silenzio delle valli, dal buio dei lampioni spenti, dagli odori che mancano. Una resa limpida ben più dell'ennesimo reportage fotografico, o di nuovi dati. (Che poi sarebbe bello un giorno avere quelli veri, ad ora in possesso di istituzioni pubbliche e imprese partecipate, che si rifiutano di metterli a disposizione della collettività.)

Eppure lo sport quasi obbligatorio nel post sisma sembra ancora quello di dover sudare per dimostrare al mondo fuori che la situazione è ferma, anzi marcia in direzione opposta: quella dello spopolamento e della presepizzazione. La tale lobby afferma che di questo passo «La ricostruzione finirà nel 2049», il tal giornalista ci ricorda che tutto è fermo, tale studio dice che lo spopolamento avanza a ritmi esorbitanti e via andando in un turbinio periodico di informazioni corroboranti il dramma sotto i nostri occhi.

Questo tipo di produzione di conoscenza è molto utile per chi è fuori dalla bolla appenninica: sui social, nei mass-media, nelle università etc. queste rappresentano informazioni importanti, che circolano in determinate nicchie culturali e sottogruppi politici, e aiutano queste a farsi un'idea di uno spicchio del dramma generale in cui siamo immersi.

Il problema è che contribuiscono poco o affatto al dibattito pubblico nei luoghi della montagna, da cui il dato, la notizia, la foto etc. vengono estrapolate.

Che la ricostruzione avrebbe avuto tempi apocalittici, che ampi settori produttivi sarebbero entrati in crisi, che lo spopolamento si sarebbe acuito etc. stava scritto nei report, negli studi di associazioni, gruppi e sindacati da tempo, da mentre succedevano. Veniva messo nero su bianco, infatti, mentre i dispositivi, che quei fenomeni li avrebbero accelerati se non prodotti ex-novo, si stavano implementando. Ad esempio: La CGIL-MC denunciava dall'inizio che il meccanismo dei subappalti avrebbe dato luogo a condizioni di lavoro infime e qualità del costruito peggiore. Certo è utile il servizio di tale “Striscia satirica” a denunciare lo scandalo dei pavimenti ammuffiti, ma lo è principalmente per quella opinione pubblica che vogliamo indignata, non perché chi ci vive abbia migliori condizioni abitative.

Provocherebbe sicuro scandalo se dicessimo che lo Stato eroga mensilmente XX mln di € a fondo perduto per l'autonoma sistemazione anche a chi non ne ha bisogno. Ma non avrebbe nessun impatto sulla vita di chi è incluso in un meccanismo che genera disuguaglianza. Più utile è stato, a parere nostro, partire da quell'analisi per proporre un piano per una più corretta redistribuzione delle risorse che potesse anche re-incentivare il ritorno.

Utile perché ha funzionato e le cose sono cambiate? Magari... “utile” perché nella discussione, nella definizione dell'agenda etc. la questione è diventata argomento per gli abitanti e quindi strumento di soggettivazione, identificando modi di utilizzare gli strumenti teorici dentro a contesti conflittuali o che si pretendono tali.

Crediamo che in questa sfumatura, tra la denuncia ex-post (che vuole produrre indignazione) e la contro-progettazione che muove dalla constatazione del conflitto, stia lo spazio dell'utilizzo della conoscenza per il riscatto, per il cambiamento.

Per questo, già un anno fa dopo aver chiuso l'unica ricerca sull'emergenza di questi terremoti nel libro "Sul fronte del sisma", il progetto di Emidio di Treviri ha scelto di non perseguire univocamente la strada della produzione analitica. Piuttosto, a partire da questa, muoversi verso traiettorie che hanno tentato di produrre diversi contro-piani. Li abbiamo chiamati gruppi di Ricerca-azione e sono stati impegnati (alcuni tuttora lo sono) a elaborare proposte che potessero rappresentare un punto di fuga verso cui proiettare quanto emerso dalle analisi sul campo. Hanno rappresentato una maniera per tentare di rispondere alla domanda: "e di tutte ste pagine di numeri, lettere e foto io, che me ne faccio?".

Forse niente, ma forse può rappresentare la base per stabilire un modo corretto di porsi le giuste domande, e andare incontro a risposte diverse da quelle già scritte.

Mimmo Perrotta, un compagno e ricercatore dell’Università di Bergamo, dice che è una forma di restituzione della ricerca. Con questo non vogliamo affermare di essere sicuri di praticarla come sarebbe necessario (altrimenti la realtà forse non farebbe schifo in maniera così “autoevidente”), quanto piuttosto che ci stiamo provando insieme allo sforzo di molti da queste parti.

Ps: Di binarietà, contro-progettazione e destituenza ne abbiamo parlato a lungo durante la Terza Scuola di Emidio di Treviri, di cui presto troverete il materiale nella sezione del sito dedicata.
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Emidio di Treviri

(non siamo stati molto social nel raccontare la scuola, ma...)

Volevamo dire grazie a Francesco e alla squadra cuochi per la compagnia culinaria, ad Anna per la passeggiata erbacea, a Guido e Frankie per le castagne, ad Alessandro, Giorgio, Laura, Rita, Lina, Marco, David e tutti gli altri per il contributo nei contenuti, a Leonardo, alle associazioni, ai comitati e a quelli stipati nell'assemblea pubblica per la voglia di cambiare, a Gianluca, Valesia, Antonio e a tutti gli altri per i canti e i suoni, ad Ale, Fernando, Giulia, Gabriele e a tutti gli altri che sono arrivati a Fornara per la partecipazione, a Marco e Donatella per la logistica, a Veronica, Niccolò, Chiara e gli altri per l'organizzazione della Terza Scuola di EdT, etc. etc.
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Perchè infierire?
Ce lo siamo chiesti di fronte a misure incomprensibili dell'emergenza, che hanno contribuito alla situazione che viviamo adesso.
Ce lo chiediamo con ancora più forza adesso - durante la non/ricostruzione - che certe assurdità stanno riscrivendo le sorti dei territori, nostro malgrado.
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Siccome non siamo i soli a chiedercelo, stavolta la domanda ce la porremo con tutti quelli che hanno a cuore la sorte dei territori del cosiddetto cratere: le comunanze, i gruppi ambientalisti, i comitati di cittadini e di terremotati, le associazioni, gli attivisti etc.
Ci aiuteranno a chiarire la domanda professori, esperti di politiche europee e giornalisti.
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S A B A T O 1 9 O T T O B R E A R Q U A T A
(.sala polifunzionale agorà - ore 18.30.)
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Perchè la risposta possiamo ancora cambiarla.
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con Mario Di Vito, Paolo Piacentini, Brigate di Solidarietà Attiva - Terremoto Centro Italia, Leonardo Animali - Terre in Moto Marche, Legambiente Ascoli Piceno - La Nuova Ecologia, No QuakeLab Center Vettore, Comitato Civico 3e36 e molti altri

*evento all'interno della Scuola #3 EdT
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Emidio di Treviri

Venerdì 19 OTT: si comincia "in comunanza"
.
Alle 18.30 - Proiezione del film-documentario "Le Terre di Tutti" e discussione sulla comunanze agrarie e le proprietà collettive oggi.
.
alle 20 - Cena d'autunno della squadra cuochi di Fornara
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incontro con la Comunanza Canora (AN) e a seguire festabballo con canti e balli della tradizione.
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- con Appennino Doc- Fluvione Film Festival
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a brevissimo il programma definitivo, state all'occhio
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L'assalto ai forni si trova al centro di Ascoli dove - come dicono lì - "ce vo lu resiste". Appena entrate, lasciandovi dietro la piazza e il duomo di Sant'Emidio, trovate appeso al muro un 'santino' gigante di Emidio di Treviri: non sarebbe potuto andare diversamente
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PREMIO MASSIMO DELL'ORSO 2019
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Lanciamo un premio per la tesi sull'Appennino che cambia. Vogliamo costruire un archivio dei lavori scientifici sul post-sisma per organizzare la conoscenza dal basso.
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E vogliamo dedicarlo alla memoria di Massimo Dell'Orso, che amava l'Appennino e ci ha lasciate un anno fa.
Scaricate dal sito i dettagli e diffondete la voce: c'è bisogno di tutte/i.
www.emidioditreviri.org/archivio-mdo/
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con il contributo di Emidio di Treviri, Sociologia Unicam, Istituto Storico di Macerata, Brigate di Solidarietà Attiva - Terremoto Centro Italia e l'adesione di Terre in Moto Marche, Ecomuseo del MonteCeresa, CASA / Cosa Accade se Abitiamo - Frontignano, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la famiglia e gli amici di Massimo.
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(Perchè non c'è due senza tre,)
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18-20 ottobre 2019 / Fornara
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Emidio di Treviri

REDDITO DI CRATERE SUBITONelle province colpite dal terremoto 24978 nuclei familiari, percepiscono una media di 476 € mensili sotto forma di Reddito di Cittadinanza. La misura interessa direttamente 56741 persone tra Ascoli, Fermo, L’Aquila, Macerata, Perugia, Rieti e Teramo.





Una parte di queste risiede nell'area del cratere, e da stamattina (lunedì) sarà convocata presso i Centri per l’Impiego. Dovranno “ottemperare al Patto per il Lavoro” che hanno sottoscritto, accettando un’offerta di lavoro entro 100 chilometri di distanza dalla residenza.

Non per tutti è chiaro cosa significano 100 km nel cratere terremotato del centro-italia.

Facciamo l’esempio di Montemonaco? Potrebbero trovarvi lavoro a Orte (Viterbese) o a L’Aquila. In auto impieghereste 2 ore di curve ad andare e 2 a tornare, approssimando. Di Amatrice? Potrebbero convocarvi a Sora o Civitanova Marche. Sempre due ore.

Dovesse non essere risolutiva questa chiamata, la seconda estenderà il raggio a 250 chilometri, la terza nell'intero territorio italiano. Sempre sotto minaccia: accettare o perdere il sussidio. Stando così le cose, il Reddito assomiglia più a un dispositivo per lo spopolamento, finanziato con denaro pubblico, che un sostegno a chi ha meno.

Da due anni gridiamo la necessità di un reddito universale di cratere, che faccia convergere in un unico contenitore i fondi del Reddito di Cittadinanza e dei CAS (effimera.org/dal-contributo-al-reddito-superamento-della-gestione-iniqua-dei-fondi-post-disastro-emidio-treviri/).

Le risorse ci sono, basterebbe semplificare e accorpare.

Il Contributo di Autonoma Sistemazione, che ancora dopo tre anni viene erogato a pioggia a 38.060 persone (agosto, 2019). Si tratta di un sostegno al reddito, mascherato: ne è cosciente perfino l’avvocatura dello Stato che, nel ricorso contro la Protezione Civile della Regione Marche, ha dato ragione alla prima sostenendo che si tratta di uno strumento fondamentale per la sopravvivenza delle «persone bisognose». Per molti altri il CAS è un surplus bello e buono, è inutile nasconderlo. Quando non addirittura improprio, basti pensare ai molti che avevano le case intestate ma che vivono da anni lontano da qui, se non all'estero. E allora perché a distanza di tre anni, non ripensarlo invece che continuare a sperperare risorse pubbliche a fondo perduto?

Il reddito di cittadinanza, che dovrebbe essere assorbito nella nuova misura e svincolato dal raggio chilometrico. Gli step possono trasformarsi: piuttosto che basati sul meccanismo premiale/punitivo della distanza, potrebbero fondarsi sull'utilità sociale per il territorio. I comuni del cratere che necessitano di lavoratori in attività (ecologicamente e socialmente) preziose per il territorio potrebbero attingere da lì. Soldi pubblici che restano sui territori fragili. Non che alimentano la capacità di consumo dei disoccupati, in attesa del trasferimento della manodopera.

Dopo la proposta di emendamento presentata ormai un anno fa e rimasta nel cassetto, dopo che i comitati l’hanno inserita nella propria piattaforma, ora è necessario che tutti quelli impegnati in questo tragico post-sisma rinnovino con forza la richiesta di uno strumento nuovo. Uno strumento che accorpi le misure di sostegno economico, che le vincoli alla condizione di necessità delle famiglie e che sia da incentivo al ritorno invece che allo spopolamento.

Le risorse ci sono già: re-distribuiamole intelligentemente per ripopolare le nostre montagne.
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