Il contributo presenta alcuni dei primi risultati del progetto “Emidio di Treviri”, gruppo di ricerca sulla gestione del post sisma in centro Italia nato alla fine del 2016, a seguito di una call delle Brigate di Solidarietà Attiva. Scienziati sociali, architetti, psicologi, urbanisti, antropologi, ingegneri hanno aderito all’appello, dando vita a un’esperienza di ricerca collettiva e autogestita capace di produrre conoscenza critica dal basso. In questo contributo ci proponiamo di restituire una breve lettura critica delle diverse soluzioni abitative messe in campo nella fase emergenziale (CAS, hotel…), considerando le loro conseguenze su un territorio che insiste per gran parte su aree interne. L’indagine esplicita un quadro di diseguaglianze e vulnerabilità, ma anche l’assecondamento delle dinamiche di spopolamento delle aree colpite dal sisma, favorendo lo spostamento di gran parte dei terremotati verso i centri urbani delle coste tirreniche. La seconda parte del paper riguarda le Soluzioni Abitative d’Emergenza, che se consegnate in tempo avrebbero permesso di tornare ad abitare e presidiare il cratere nell’immediato. La gestione del processo di consegna delle SAE sembra inoltre aver contribuito ad acuire la divisione della popolazione terremotata tra gli anziani speranzosi di rientrare nei borghi e le famiglie più giovani, consapevoli di restare nei centri urbani. Il contributo si conclude con alcune considerazioni su quale idea di territorio viene promossa o assecondata per queste aree, e sul ruolo che giocheranno le comunità originarie in questo dibattito.

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