Dal punto di vista dei processi di governo del territorio post-sisma, a Montegallo, comune ai piedi del Monte Vettore, sono emerse recentemente due istanze significative: un tentativo da parte degli abitanti di costruire un’alternativa alle “perimetrazioni” istituzionali e una proposta di recupero in autocostruzione per ottenere uno spazio collettivo da un’antica stalla in disuso. La “perimetrazione” è lo strumento adottato dall’Ordinanza commissariale 25 del 2017 con
l’obiettivo di delimitare le aree con particolari caratteristiche, all’interno delle quali predisporre specifici piani attuativi di recupero. Questo strumento ha incontrato diverse critiche da parte dei residenti che temono che i tempi lunghi della pianificazione attuativa possano portare all’abbandono definitivo di intere frazioni. Per queste ragioni un gruppo di abitanti e di tecnici locali ha cercato di proporre una “de-perimetrazione”, ricorrendo a processi di ricostruzione diretta sulla base di piani stabiliti partecipativamente tra i residenti. La proposta di autocostruzione riguarda invece la frazione di Forca, praticamente disabitata durante l’inverno, ma fortemente danneggiata dal sisma (inagibilità del 70% delle abitazioni). Da parte dei residenti e della comunanza agraria è giunta al gruppo di Emidio di Treviri la richiesta di affiancarli in un processo di “re-immaginazione” e recupero in autocostruzione di un piccolo stabile un tempo adibito a stalla, oggi in stato di abbandono ma visto dalla comunità come possibile spazio collettivo di aggregazione. Le vicende di Montegallo mettono in luce i tentativi da parte delle popolazioni del cratere di riappropriarsi della gestione del territorio, e pone delle riflessioni in merito sia alla qualità dei processi decisionali proposti dalle istituzioni incentrati su un approccio che non riconosce il “collettivo ” ma solo l’ “ indiviuale ”; sia sul ruolo di un “ abitare temporaneo ” e stagionale di contrasto all’abbandono della montagna.

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